La nostra nuova sede!

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La nuova sede, che si trova in Piazza della Repubblica a Pozzuoli, sarà operativa a partire dal primo aprile.

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Il meridionalismo democratico e il Freedom of Information Act

Successo del Convegno sul Freedom of Information Act (FOIA)

Francesco Menna

L'Antisala dei Baroni

L’Antisala dei Baroni

L’ associazione PRO.TE.NEO – progetto territoriale neomeridionalista e l’associazione “per il Meridionalismo Democratico”, hanno organizzato il giorno 7 Febbraio un convegno sul FOIA nell’Antisala dei Baroni al Maschio Angioino dando seguito all’invito del Comitato promotore, che ha avuto il suo momento di massima espressione nel recente incontro “Giornata della Trasparenza” tenutosi lo scorso 19 Settembre presso la sede della Federazione Nazionale Stampa Italiana (FNSI) indetta per la adozione di un Freedom Of Information Act in Italia. Lo scopo era quello di sollecitare il parlamento ed il governo ad approvare leggi sulla trasparenza degli atti della Pubblica Amministrazione per garantire una completa informazione e un effettivo controllo dei cittadini sugli atti pubblici. Il Freedom of Information Act è una legge americana degli anni ’70 che consente ai giornalisti e a chiunque lo richiede di avere accesso con assoluta facilità agli atti del governo e della pubblica amministrazione. Da alcuni anni questa comune “regola di trasparenza” è anche una norma del diritto europeo e gran parte degli Stati membri (dall’Inghilterra, alla Francia, dalla Germania all’Olanda) si è adeguata a essa. In Italia, che finora è rimasta fuori da questo circuito virtuoso, vige, infatti, una legge degli anni ’90 che disciplina il diritto di accesso agli atti della pubblica amministrazione, ma lo subordina a presupposti oggettivi e soggettivi molto stringenti.

E’ stata lanciata nel convegno di settembre una proposta di legge che è stata oggetto di esame nel corso del nostro incontro.

Antisala dei Baroni, convegno sul FOIA, 7 febbraio 2013

Antisala dei Baroni, convegno sul FOIA, 7 febbraio 2013

Il movimento meridionalista, di cui le associazioni promotrici di questo incontro sono espressione, sosterrà con forza l’adozione del FOIA in Italia. Accanto e prima dell’idea meridionalista entrambe le associazioni coltivano e perseguono quella di progresso democratico in un momento storico in cui entrambi i valori sembrano aver subito una pesante battuta d’arresto.

Ed è guardando all’idea di progresso democratico che abbiamo pensato a questo incontro sul FOIA, su quello che ci è piaciuto definire “il diritto soggettivo” di accesso agli atti della pubblica amministrazione, ritenendo che le finalità di rinascita del meridione non possano ragionevolmente prescindere dall’adozione in tempi brevi, anche in Italia, di un meccanismo di informazione, che ponga le premesse di una profonda trasformazione della politica e del modo di amministrare la cosa pubblica.

Questo convegno si è prefissato l’obiettivo di coltivare questa idea, di tenerla viva e di far sì che essa diventi sempre più condivisa e forte per diventare quindi, in un futuro che ci auguriamo prossimo, realtà.

Gigi Di Fiore e Giuseppe Fiengo

Gigi Di Fiore e Giuseppe Fiengo

Il convegno è stato condotto con la sua consueta maestria e competenza dal nostro amico, giornalista e scrittore, Gigi di Fiore, che tutti ben conosciamo e apprezziamo per la sua lunga e sapiente opera di diffusione della verità storica sugli ultimi 150 anni di storia del nostro Sud.  Gigi di Fiore è stato la nostra preziosa guida in un terreno non agevole in cui il tecnicismo legislativo è stato sapientemente superato per lasciare il passo, alla conclusione dei lavori, alla sola forte percezione della necessità che la trasparenza degli atti della pubblica amministrazione diventa, non punto di arrivo, ma di partenza per una democrazia sempre più forte e partecipata.

Gli interventi dei relatori sono stati tutti improntati nel segno della grande chiarezza esemplificativa e della precisa ricostruzione storica di uno strumento potente come il FOIA.

Conchita Sannino e Anthony  M. Quattrone

Conchita Sannino e Anthony M. Quattrone

La prima a intervenire è stata la giornalista Conchita Sannino di “La Repubblica” che ha sviluppato il suo discorso mostrando come il lavoro attuale di un giornalista sia estremamente complicato e frenato dalla mancanza di uno strumento che consenta l’accesso agli atti della pubblica amministrazione. Nel raccontare con dovizia di particolari le enormi e anche comiche tribolazioni che ha dovuto subire nel cercare di ricostruire per la sua indagine giornalistica i percorsi di alcune delibere del comune di Caserta, alla fine ci ha fatto sorridere quando la conclusione è stata la seguente: una funzionaria, molto disponibile e forse anche un po’ impietosita, le ha candidamente confessato “Signorina bella guardi che qua ci sono 120 uffici di cui non sappiamo ne come sono organizzati ne cosa facciano. Per cui lasci perdere. Anche volendo non saprei come aiutarla!”  E se è impossibile ricostruire il percorso di delibere amministrative, che poi hanno effetto su noi tutti, per una giornalista professionista del calibro di Conchita figuriamoci le chances che avrebbe un comune cittadino come noi!

Anthony M. Quattrone e Francesco Menna

Anthony M. Quattrone e Francesco Menna

A seguire è stato l’intervento del Presidente dell’International School of Naples, Anthony M. Quattrone. Il nostro Tony, iscritto all’Associazione per il Meridionalismo Democratico, ci ha delineato un quadro storico affascinante, coinvolgente e preciso di come sia entrato nel comune sentire dei cittadini degli Stati Uniti il concetto di FOIA, che poi è un acronimo coniato proprio in quella grande democrazia che sono gli USA. Come sempre quando vuoi veramente capire il significato e il valore di un concetto lo devi inquadrare nel suo evolversi storico. E Tony partendo da una dichiarazione di principio sulla trasparenza fatta già dal quarto presidente americano, Madison, ma rimasta lettera morta per più di un secolo ci ha tenuto avvinti al suo discorso saltando al periodo post bellico. Dopo il terribile e pericoloso periodo del maccartismo, dove la semplice accusa di comunismo da parte di un qualsiasi agente federale poteva avere conseguenze molto gravi, negli anni 50 alcuni parlamentari democratici iniziano a proporre provvedimenti per favorire la trasparenza amministrativa che potesse garantire maggiormente i diritti legittimi dei cittadini. Ci ha spiegato come la prima proposta di legge sul FOIA sia stata presentata nel 1966 da un Congresso a maggioranza democratica, con forte appoggio da parte dei repubblicani. La legge quindi è stata approvata in modo bipartisan praticamente all’unanimità. Esempio di come si possa al tempo stesso fare gli interessi della propria parte così come di tutta la nazione!

Ci ha spiegato come il FOIA in America riguardi l’attività legislativa e come prima di far funzionare la legge ci siano voluti una decina di anni ed un considerevole investimento. Le cose non si fanno gratis ma andando come si dice con i soldi in bocca: negli USA nel 2010 il costo del FOIA per le agenzie federali è stato di circa 400 milioni di Euro. Ci ha fatto capire come le “corti” giudiziarie abbiano potere nei casi controversi di decidere sul secretamento o meno di un certo atto e come in caso di non rispetto della legge le sanzioni possano essere molto severe. Il FOIA è una cosa seria insomma. Nel 2011 su oltre 650.000 richieste, più del 70% sono state evase in poco più di 20 giorni con un costante miglioramento negli anni della percentuale di evasione e della celerità nei tempi. Poi come ha fatto notare il relatore ci sono anche file aperti dagli anni ‘90 per la difficoltà nel reperire gli atti, ma sono casi particolari e complessi. Infine c’è anche la possibilità che il proprio senatore o deputato eletto nel proprio territorio possa chiedere per conto dei propri elettori l’accesso agli atti se necessario. E il senatore lo fa eccome! I suoi elettori sono importanti e sono tutelati dal proprio rappresentante al governo.

Antisala dei Baroni - convegno FOIA, 7 febbraio 2013

Antisala dei Baroni – convegno FOIA, 7 febbraio 2013

A seguire è intervenuto il vice avvocato generale dello stato, Giuseppe Fiengo, che ha spiegato, senza utilizzare un linguaggio da leguleio ma, invece, comprensibile da tutti, come il FOIA sia un fatto di civiltà e di qualità della vita prima ancora che un fatto di diritto. Lui, che tra l’altro è chi ha scritto e presentato al Consiglio dei Ministri la proposta di legge, ci ha chiarito senza giri di parole come i vari governi succedutesi e buon ultimo quello attuale in carica, con Monti premier, abbiano apparentemente accolto le tesi sulla trasparenza e l’accesso agli atti per poi diluirle nei fatti con decreti legislativi che ne riducevano la forza ed in sostanza ne tradivano lo spirito originario.

Buon ultimo il decreto legislativo di fine 2012 sull’accesso civico, come dal governo denominato, che parla si di trasparenza e di accesso ma poi lo limita ai soli titoli senza poter vedere le cosiddette carte e lo fa con scadenza di 6 mesi in 6 mesi. Come faceva notare l’avvocato Fiengo, in molti casi la tempestività dell’accesso fa la differenza tra l’utilità o meno dell’informazione. Se il danno è fatto, poi è difficile porvi rimedio! Ci ha poi illustrato come il nostro legislatore usi un po’ il movimento del gambero che prima fa un passo avanti per poi rimangiarsi in parte o in tutto il progresso fatto tornando sulle proprie decisioni. Insomma il FOIA a chiacchiere tutti lo vogliono ma poi nei fatti lo interpretano in modo restrittivo se non addirittura snaturato. Ci ha fatto l’esempio di una misura molto efficace e semplice nell’applicazione, come quella che prevede l’efficacia di una delibera solo dopo la sua pubblicazione sul web, che era riuscito a far inserire in un decreto legislativo del ministro Passera, che poi prontamente è stata revocata dal collega della funzione pubblica definito dallo stesso, con una punta di malizia, un po’ conservatore! Insomma dura la strada per il FOIA in Italia.

Marco Esposito e Ettore Pastore Alinante

Marco Esposito e Ettore Pastore Alinante

Dopo l’avvocatura dello stato ha parlato l’assessore Marco Esposito, chiamato in causa nella sua qualità di amministratore e assessore della capitale del sud. Quindi in qualche modo è intervenuto stando sul banco degli imputati! Marco, di cui conosciamo e apprezziamo la vera e sincera politica meridionalista, ci ha spiegato in dettaglio la farraginosità, lentezza e disorganizzazione della macchina comunale. Ma non sottraendosi all’argomento in questione, nascondendosi dietro la risaputa inefficienza di tante amministrazioni, ci ha chiaramente spiegato come per un amministratore il FOIA debba costituire un naturale strumento di stimolo e di confronto nello svolgimento della propria attività. Tra i vari aneddoti del suo mandato ce ne ha raccontato uno che svela come l’inefficienza e lo spreco, purtroppo, si allignino ancor più al nord che al sud, ma questo per i diktat e i pregiudizi antimeridionali non può emergere. Non può passare ufficialmente e pubblicamente che si spende di più e male al nord che al sud! Per questo nel momento in cui si scopre che la spesa media delle amministrazioni è mediamente maggiore al nord che al sud l’agenzia delle entrate, che dovrebbe pubblicare i dati ufficiali di spesa, cosa s’inventa? Una bella carta del bel paese in cui compaiono 8.000 pallini rossi, uno per ogni comune, grande o piccolo in proporzione alla spesa media!  Facile immaginare come un tale diagramma sia diventato un’unica grande macchia rossa in cui non è possibile distinguere tra comuni virtuosi e comuni spendaccioni! E i singoli dati disaggregati, comune per comune. Non è dato di sapere. Il nord certo non può essere presentato come spendaccione e inefficiente! Quindi il povero Marco ha dovuto usare il solito sistema italico dell’amico per avere i dati disaggregati, che però naturalmente non sono ufficiali e quindi utilizzabili per una forte denuncia politica. Iniziamo a capire perché il FOIA abbia vita così dura a diventare legge in Italia!

Ettore Pastore Alinante interviene

Ettore Pastore Alinante interviene

Per finire illuminante è stato l’intervento, certamente più tecnico ma non per questo meno interessante, del magistrato civile del tribunale di Napoli Ettore Pastore Alinante. Il caro Ettore, mio amico dai tempi del liceo, nonché stimato, autorevole e preparato giudice civile ha avuto il difficile compito di illustrare come il principio della trasparenza, tutelato da diversi articoli della costituzione, rimanga in realtà inattuato tradendo così i dettami costituzionali. Questo, come purtroppo tanti altri principi, mostra come si sia molto, ma molto, lontani da una vera e completa applicazione della carta, fondante la nostra repubblica democratica, scritta dai costituenti nel lontano 1948. Ci ha mostrato come i primi tentativi di introdurre elementi di trasparenza nel corpo legislativo siano stati prodotti negli anni ’60 nel settore edilizio. Il tema negli anni del boom economico era molto sensibile e attuale. La grande esplosione dell’edilizia, residenziale e non, di quegli anni, unita alla naturale voglia di sapere il nostro vicino da chi aveva avuto la sua bella licenza, ammesso che l’avesse, ha ispirato il legislatore nel senso di un’introduzione, seppur limitata, sull’accesso agli atti amministrativi. Ci ha fatto poi vedere come il legislatore tra fughe in avanti e repentine ritirate non abbia mai veramente e organicamente affrontato il tema del libero e completo accesso agli atti amministrativi. Insomma il FOIA in Italia è come la tela di  Penelope che di giorno è tessuta e di notte disfatta!

Barbara Giardiello e Francesco Menna

Barbara Giardiello e Francesco Menna

In conclusione dei lavori e prima dello scioglimento dell’assemblea ho invitato a intervenire Barbara Giardiello nella qualità di amministratrice su Facebook di un gruppo da lei denominato Comitato Promotore FOIA. Barbara, con la sua consueta eleganza e chiarezza, ci ha comunicato che s’impegna a tenere aggiornato chiunque s’iscriva al gruppo sui passi in avanti compiuti nel senso dell’introduzione di un vero FOIA in Italia.

(Si ringrazia Barbara Giardiello per le fotografie)

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7 febbraio 2013: Convegno sul Freedom of Information Act a Napoli

foia locandinaL’associazione PRO.TE.NEO – Progetto Meridionale Neomeridionalista e l’associazione “per il Meridionalismo Democratico”, intendono, con l’incontro organizzato alle ore 15,30 del 7 febbraio 2013, presso l’Antisala dei Baroni, Maschio Angioino, Napoli, proseguire la campagna di sensibilizzazione, intrapresa dal Comitato promotore del FOIA (www.foia.it) e che ha avuto il suo momento di massima espressione nel recente incontro “Giornata della Trasparenza” tenutasi presso la sede della Federazione Nazionale Stampa Italiana (FNSI), indetta per l’adozione di un Freedom Of Information Act in Italia.  Lo scopo dei sostenitori del FOIA è di sollecitare il parlamento e il governo ad approvare leggi sulla trasparenza degli atti della Pubblica Amministrazione per garantire una più completa informazione e un più effettivo controllo dei cittadini sugli atti pubblici.

Il convegno ha avuto enorme successo e il merito di accendere i riflettori su uno dei temi di più grande rilevanza per lo sviluppo di una compiuta democrazia: è stata lanciata in quell’occasione una proposta di legge, di pochi semplici articoli, che sarà oggetto di esame nel corso di questo incontro. E’ interessante notare che l’adozione del FOIA in Italia è stata inserita da diverse forze politiche nei propri programmi, come nel caso di Renzi per le primarie del PD e dell’agenda Monti.

Anche il movimento meridionalista, di cui le associazioni promotrici di questo incontro sono espressione, sosterrà con forza l’adozione di una legge che introduca in Italia, come avviene già avviene nei più importanti Stati europei, le regole e le procedure del Freedom of Information Act.

E utile spendere alcune parole anche sulle associazioni PRO.TE.NEO – Progetto Territoriale Neomeridionalista e “per il Meridionalismo Democratico” che promuovono l’incontro.

Si tratta di associazioni culturali la cui denominazione mostra l’idea meridionalista che le anima.
In poco tempo queste associazioni hanno raccolto centinaia di adesioni, a comprova del condiviso sentimento dell’oramai non procrastinabile esigenza del rilancio economico e della riaffermazione anche culturale del meridione del nostro Paese. Accanto e prima dell’idea meridionalista entrambe le associazioni coltivano e perseguono quella di progresso democratico in un momento storico in cui entrambi i valori sembrano aver subito una battuta d’arresto.

Ed è proprio guardando all’idea di progresso democratico, si è pensato a questo incontro sul FOIA, su quello che ci è piaciuto definire “il diritto soggettivo” di accesso agli atti della pubblica amministrazione, ritenendo che le finalità di rinascita del meridione non possano ragionevolmente prescindere dall’adozione in tempi brevi, anche in Italia, di un meccanismo di informazione, che ponga le premesse di una profonda trasformazione della politica e del modo di amministrare la cosa pubblica.

Questo incontro non vuole e non potrà eguagliare quello organizzato dal comitato promotore del FOIA e dalla FNSI, ma si prefigge l’obiettivo di coltivare quella stessa idea, di mantenerla viva e di far si che essa sia sempre più condivisa, per acquisire ancora più forza e diventi quindi, in un futuro che ci auguriamo prossimo, realtà.

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Il Sud nelle Politiche 2013: Tutti assenti, meridionali inclusi

di Ivan Esposito
Il ministro per la coesione territoriale, Fabrizio Barca,  propone un metodo nuovo per la spesa pubblica nel Mezzogiorno, fondato su condivisione degli obiettivi, valutazione esatta dei risultati, certezza dei tempi di realizzazione, articolazioni d’intervento diversificate per aree differenti.

L’unico rappresentante istituzionale che parla seriamente del Sud: Fabrizio Barca, il ministro per la coesione territoriale.

Un amico mi ha chiesto di fare un giro sui programmi elettorali per le Politiche 2013 e vedere quanto e come il tema Mezzogiorno sia presente. È stata una passeggiata breve la mia, per due motivi.

Due ragioni per un’assenza

Prima di tutto, i programmi non sono più di moda, non rappresentano più il certificato di garanzia della chiarezza d’idee e della credibilità degli intenti dei politici; la ristrutturazione della scrittura operata dai new media – pienamente utilizzati nella comunicazione politica – ha decretato il tramonto di testi lunghi e articolati, che peraltro venivano in genere sistematicamente smentiti dalle azioni concrete e dalle contingenze che le condizionano. E poi c’è che di Mezzogiorno si parla poco, vuoi per lo strascico della cultura leghista stratificatasi in vent’anni, vuoi perché parlare di Mezzogiorno significa impegnarsi a sborsare soldi, in un periodo in cui i soldi sono pochi e comunque spendibili solo dietro autorizzazione di istituzioni sovranazionali.

Poche idee ma generiche

Il Sud in realtà è presente nei programmi elettorali, o per meglio dire è citato. Le soluzioni cui si fa cenno s’iscrivono o nel filone liberale, quindi: meno tasse, costo del lavoro più basso, Pubblica Amministrazione più leggera e più efficiente; o in quello keynesiano: infrastrutture, incentivi all’occupazione, investimenti nella scuola e nel sociale. Insomma, niente di nuovo. Niente che non sia stato ampiamente dichiarato e sperimentato nei decenni scorsi, con più o meno onestà intellettuale, con più o meno congruenza tra propositi, azioni, risorse. Niente che sia abbastanza messo a fuoco da consentire ai cittadini di capire quali sono le scelte e quali sono le risorse per le quali ci s’impegna.

Il pentito Tremonti

 Un solo elemento, in questo panorama assai povero, vale la pena di rimarcare: la proposta di resuscitare la Cassa del Mezzogiorno. Si tratta di una proposta non sconveniente in sé, poiché la CasMez ha funzionato bene per un ventennio, ma doppiamente paradossale: prima, perché è la più impegnativa tra quelle prospettate, ma arriva dallo stesso ministro dell’economia, Giulio Tremonti, che ha chiesto la tessera della Lega Nord e che nel frattempo ha avallato il federalismo fiscale e sancito lo storno dei fondi nazionali per il Mezzogiorno verso obiettivi assai lontani geograficamente; poi perché è significativo che l’idea nuova per il Sud corrisponda a quello che fu fatto nel dopoguerra: è come ammettere che gli ultimi sessant’anni siano passati sostanzialmente invano.

La fuffa è uguale per tutti

 Tutto questo però non è la parte più deludente della politica verso il Sud, poiché s’iscrive nella delusione generale che ogni cittadino italiano può legittimamente nutrire verso una classe politica senza idee e senza credibilità. Il problema insomma non è l’assenza di un paragrafetto intitolato Mezzogiorno: che fare? La cosa triste è l’impostazione generale.

Soluzioni diverse per problemi diversi

 I partiti italiani propongono, sommariamente, delle soluzioni per l’Italia, presupponendo che una medesima misura sia utile a Monza come a Barletta, che una stessa politica sia applicabile positivamente a Torino e a Palermo. Non è così. Il Mezzogiorno – che a sua volta non è uniforme – vive una situazione specifica sul piano sociale, economico e civile. Pertanto ha bisogno d’interventi specifici, finanziari ma anche normativi e procedurali. Quello che è buono per l’Italia può essere buono per il Sud, ma comunque non basta, o addirittura può sortire effetti negativi. Facciamo un esempio. Proporre di sostenere le aziende agricole italiane è un’idea condivisibile a ogni latitudine. Mettiamo il caso però che questo proposito generale si renda concreto nel consentire alle imprese di capitalizzarsi a condizioni agevolate: i risparmiatori che comprano le loro obbligazioni possono portarsi a casa gli interessi senza pagare tasse. Evidentemente sarebbe molto più semplice raccogliere risparmio per una Caviro (Tavernello) o per Conserve Italia (Valfrutta) di quanto non lo sia per la Cantina Sociale di Rionero in Vulture o per i miei amici della Nuovo Cilento che fanno un ottimo olio. Gli agricoltori meridionali, in seguito ad un rafforzamento finanziario dei loro colleghi settentrionali più grandi, potrebbero quindi essere costretti ad abbandonare i progetti di qualità, autonomia e riconoscibilità per diventare conferitori anonimi e sottopagati di prodotti per le grandi centrali nazionali e internazionali, a causa di un provvedimento che in teoria avrebbe dovuto supportare l’intero settore agricolo in tutta Italia.

Ammoniva Manlio Rossi Doria, a proposito del solo Mezzogiorno: soluzioni diverse per problemi diversi. Figuriamoci quindi come soluzioni uniche possano essere credibili al Sud come al Nord.

Da destinatari a protagonisti

Il Mezzogiorno dovrebbe quindi prima di tutto ripensare se stesso, immaginando indicatori di qualità della vita che non siano mutuati da ideologie economicistiche stantie. Potremmo, per dire, rassegnarci a non avere in tasca l’ultimo smartphone, ma lavorare due ore in meno a settimana per goderci gli affetti e i posti stupendi che la Natura ci ha regalato, in una vita che è troppo breve per sprecarla lavorando oltre lo stretto necessario. E pazienza se guardando il mare d’inverno ci arriverà l’eco di qualcuno che ci apostrofa come fannulloni, tanto ce lo dicono lo stesso da anni, anche quando ci siamo azzerati nelle fabbriche altrui, o seppelliti nelle scorie che non abbiamo prodotto.

Abbiamo il diritto di definire i nostri obiettivi secondo i nostri criteri. È in questa direzione che si muove la teoria e la prassi delle politiche economiche e sociali per lo sviluppo in tanta parte dei Sud del mondo, dall’India all’Uruguay. Di conseguenza, solo alla luce di questi obiettivi potremo giudicare l’offerta politica e valutare se quella italiana è soddisfacente o meno.

Da dove partire

Intanto, ci sono due approcci radicali e innovativi in tema di Mezzogiorno. Il primo riguarda l’assetto istituzionale, ipotizzato da Giorgio Ruffolo: superare le Regioni e costruire un Mezzogiorno federale in un Paese federale. L’altro è quello del ministro per la coesione territoriale, Fabrizio Barca, che propone un metodo nuovo per la spesa pubblica nel Mezzogiorno, fondato su condivisione degli obiettivi, valutazione esatta dei risultati, certezza dei tempi di realizzazione, articolazioni d’intervento diversificate per aree differenti.

Le idee di Ruffolo e di Barca da sole formerebbero un programma per il Mezzogiorno, che però nessuno sembra aver recepito. Né i partiti nazionali – convinti che i voti meridionali si ottengano garantendo un posto al sole a leader e leaderucci locali – né le formazioni meridionaliste, che pure sono diventate di recente molto attive nel denunciare i soprusi ai danni del Sud: peccato si concentrino su quelli perpetrati centocinquanta anni fa e molto meno sulla costruzione di una prospettiva congrua e sincera per l’oggi. Prospettiva di cui si sente un enorme bisogno.

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“L’Agenda Monti” vista da Sud

Ivan Esposito
Il Presidente del Consiglio, il senatore Mario Monti

Il Presidente del Consiglio, il senatore Mario Monti

L’Agenda Monti cita il Sud una sola volta, per dire sostanzialmente una stupidaggine. Il che non vuol dire che l’impianto generale della proposta politica non abbia elementi utili per il Mezzogiorno, a prescindere dagli interessi del professore che appaiono decisamente rivolti ad altre latitudini.

Prima di entrare nel merito delle proposte dell’Agenda, è utile introdurre il documento e il suo ispiratore. Monti è un liberale, per cui ritiene che il mercato funzioni in modo da assicurare benessere ai cittadini, a condizione di lasciarlo libero da indebite intromissioni dello Stato o di imprese e gruppi particolarmente forti.  Tuttavia, Monti è anche sensibile ai temi sociali, per cui immagina che lo Stato debba intervenire ad aiutare le persone più deboli. Per dirla con un’immagine calcistica: se la vita di una comunità fosse una partita, per Monti lo Stato dovrebbe ricoprire sempre il ruolo dell’arbitro, e occasionalmente quello del massaggiatore a bordo campo che soccorre i giocatori in difficoltà.

In che modo questa sua visione generale può aiutare il Mezzogiorno?

E in che cosa invece può metterlo in difficoltà?

Sinteticamente, di buono c’è il fatto che Monti voglia rendere più snella, trasparente ed efficiente la Pubblica Amministrazione, ridurre la spesa pubblica ed il controllo politico della stessa, liberare le imprese da vincoli burocratici. Tutto questo sarebbe potenzialmente un progresso per un Mezzogiorno dove esistono soggetti innovativi e dinamici e dove la politica ha elargito la spesa pubblica al fine di controllare la società con deprecabili pratiche clientelari.

Di pericoloso per il Sud, nella visione di Monti, c’è il fatto che non prevede un intervento statale necessario a colmare le arretratezze che si sono stratificate negli anni, meno che mai un reintegro delle risorse per la spesa corrente progressivamente e drammaticamente ridotte negli ultimi anni. Tornando all’immagine calcistica: una partita ha senso se entrambe le squadre hanno potuto allenarsi e prepararsi tecnicamente; se il divario è invece troppo ampio, non c’è partita. E in questo caso, uno Stato che fa solo da arbitro, fa troppo poco o addirittura nulla se consideriamo che gli investimenti di cui pure si parla sono posticipati ad un almeno parziale abbattimento del debito pubblico.

Veniamo quindi all’unica citazione che Monti fa del Mezzogiorno. Dice: il Sud – cioè le Regioni e gli Enti Locali meridionali – non deve chiedere soldi allo Stato quando non riesce a spendere i fondi europei. E’ ovvio che le risorse comunitarie non vanno sprecate, ma Monti nella sua argomentazione dimentica tre cose, una dimenticanza che contribuisce a dipingere il Sud come incapace e piagnone. Primo: i fondi UE per il Mezzogiorno non sono gestiti solo a livello locale, anche ministeri e grandi imprese pubbliche e concessionarie hanno gran voce in capitolo, e questi ultimi non sono più efficienti delle Regioni. Secondo: i fondi UE rappresentano dei cofinanziamenti, cioè dei soldi in più rispetto a quelli nazionali, per cui se lo Stato non fa pienamente il suo dovere, non si può accedere alle risorse europee. Terzo: i fondi UE coprono investimenti e progetti, ma non la spesa corrente che rimane una responsabilità nazionale: se realizziamo un asilo nido, ad esempio, le risorse europee possono – in parte – coprire i costi per la ristrutturazione dell’immobile, per l’acquisto dei giochi e dei lettini, magari per gli operatori di un intervento ad hoc sui bimbi immigrati, ma non pagano gli stipendi delle maestre, la refezione o il riscaldamento. Queste cose sono in capo ai Comuni. E i Comuni possono contare su poche risorse statali e sulle tasse locali, che ovviamente per i Comuni poveri sono paradossalmente sia altissime che insufficienti.

In tema di cultura, ambiente, energia, agricoltura e turismo, l’Agenda prevede politiche di sostegno, ma assai generiche, per cui non si capisce quali sarebbero le scelte effettive, e di conseguenza quale impatto potrebbe esserci nel Mezzogiorno su questi settori che incarnano la sua ricchezza. Traspare solo la volontà di ridare allo Stato la competenza decisionale su temi delicati, retrocedendo rispetto all’orizzonte della riforma federalista del Titolo V della Costituzione, peraltro assai confusa e poco funzionale.

I temi più controversi della politica di Monti, già ricompresi nell’azione del Governo uscente, sono il lavoro, il welfare, la riduzione del debito pubblico e la politica fiscale. Su queste materie, ci sono aspetti che semplicemente prescindono dal Mezzogiorno e dalla sua struttura sociale ed economica.

Sul lavoro, ad esempio, Monti pensa a liberare le grandi imprese dai vincoli dei contratti collettivi di lavoro, ma nel Sud i problemi riguardano piuttosto la solvibilità delle realtà più piccole, la lotta al lavoro nero, la valorizzazione e la capitalizzazione di esperienze poco più che artigianali. Su queste declinazioni territoriali specifiche del tema lavoro, non c’è una parola: niente microcredito, niente riemersione, niente per l’accesso al credito o per una contribuzione o fiscalità di vantaggio. Niente di chiaro e di preciso, almeno.

Per il welfare è interessante l’idea di una semplificazione dei sussidi economici e di un reddito minimo di sostentamento, ma andrebbero chiariti in merito quante sono le risorse e se le stesse vengono ripartite in base ai bisogni o in base ai territori.

Chi vive al Sud potrà aspettarsi da un eventuale nuovo Governo Monti solo – si fa per dire – uno snellimento della macchina amministrativa, una giustizia civile più celere, un impegno contro le mafie e i capitali mafiosi – su questo è però grave aver omesso ogni riferimento alle ecomafie e alla tracciabilità dei rifiuti tossici che vanno dal Nord al Sud.

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Le Fenestrelle – conferenza in sede e saluti per le festività

Massimo Langella, presidente dell'Associazione per il Meridionalismo Democratico da il benvenuto

Massimo Langella, presidente dell’Associazione per il Meridionalismo Democratico da il benvenuto

L’Associazione per il Meridionalismo Democratico ha ospitato venerdì 21 dicembre 2012 una breve conferenza con Francesco del Vecchio sulla verità storica a proposito di “Le Fenestrelle”.  E’ emerso dalla relazione del prof. del Vecchio che le prove sull’incarceramento di migliaia di soldati del Regno delle Due Sicilie sono sufficienti per arrivare alla conclusione che migliaia di nostri soldati sono stati trasferiti in carceri sabaudi dopo la caduta di Gaeta e che la possibilità che la fortezza di “Le Fenestrelle” sia stata usata come campo di concentramento è alta e probabile.

Tony Quattrone e Francesco del Vecchio2


Tony Quattrone pone una domanda a Francesco del Vecchio a proposito della ricerca storica su “Le Fenestrelle” — presso Associazione per il Meridionalismo Democratico.

Dal dibattito che si è svolto, sono emerse alcune interessanti traiettorie sul da farsi rispetto alla verità storica.  Da un lato si è manifestata l’opinione che le scoperte sulla nostra storia negata devono avere delle conseguenze pratiche, come il rispetto della memoria di chi è caduto per difendere la vecchia patria napoletana. Dall’altro lato è emerso che la ricerca storica deve basarsi su certezze fondate sui dati, sul lavoro di archivio.  Non è accettabile credere per “fede” o per “partigianeria”, ma è fondamentale usare una metodologia rigorosa, tipica dei ricercatori abituati a lavorare sui documenti d’archivio.

Nando Dicè e Francesco Menna 2

Nando Dicè e Francesco Menna discutono animatamente a proposito di “Le Fenestrelle” e sul tentativo di impedire la ricerca storica.

A conclusione della serata, gli ospiti hanno scambiato gli auguri per le festività di fine anno a base di bevande e dolci tipici dei nostri territori.

Tony Quattrone e Francesco del Vecchio3
Francesco del Vecchio spiega come viene impedita la ricerca su Le Fenestrelle e altri episodi della nostra storia negata

La stangata

Tony Quattrone e Francesco del Vecchio


Tony Quattrone ascolta Francesco del Vecchio che spiega quali sono le basi su cui si basano le informazioni relative ai nostri soldati incarcerati e lasciati morire a “Le Fenestrelle”.

Nando Dicè e Francesco Menna

Nando Dicè e Francesco Menna

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Conferenza in sede: “Le Fenestrelle: ricostruiamo la verità”

Il presidente dell’Associazione per il Meridionalismo Democratico, Massimo Langella, invita iscritti e simpatizzanti a partecipare Venerdì, 21 dicembre 2012, alle 18,30 presso la nostra sede in Via di Pozzuoli 86, (Bagnoli) Napoli,

alla conferenza

“Le Fenestrelle: ricostruiamo la verità”

condotta da

Francesco del Vecchio,

autore del libro “1860 – La Stangata”.

Alla fine della serata, immediatamente dopo la conferenza, i partecipanti potranno scambiarsi gli auguri per le imminenti festività brindando con l’Asprino di Aversa e assaggiando panettoni Condorelli e Strega, rigorosamente meridionali, e dolci e rustici locali, offerti dall’Associazione. La serata dovrebbe concludersi entro le 20,45.

La stangataAbbiamo chiesto a Francesco del Vecchio di parlarci di “Le Fenestrelle” perché siamo incuriositi dalla sfida in atto fra vari autori e storici meridionalisti come Gennaro De Crescenzo e Gigi Di Fiore e il piemontese Alessandro Barbero.  Mentre i primi affermano che la fortezza di Le Fenestrelle è stata usata come brutale campo di prigionia per i nostri soldati dopo la forzata annessione del Regno delle Due Sicilie, Barbero insiste che non è successo nulla nella fortezza, se non un semplice smistamento di pochi soldati borbonici da inquadrare nell’esercito invasore.  Francesco del Vecchio ci darà la possibilità di capire meglio il dibattito in corso e come valutare le posizioni delle parti contrapposte.

Sarebbe molto gradito un gentile riscontro da parte di chi volesse partecipare alla serata. Si prega di comunicare l’intento di partecipare inviando una email al seguente indirizzo: [email protected]

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Presentazione del video libro “Il Casalese”

L’Associazione per il Meridionalismo Democratico ha presentato il 30 novembre 2012 al Caffè Naim a Pozzuoli, il video-libro “Il Casalese”, curato da Nico Pirozzi. Il libro e il documentario denunciano il malsano rapporto fra politica locale, crimine organizzato e poteri forti che hanno distrutto e soggiogato i nostri territori.

All’evento hanno partecipato Arnaldo Capezzuto, uno dei nove giornalisti autori del volume “Il Casalese – Ascesa e tramonto di un leader politico di Terra di Lavoro”, Pietro Valente, presidente della casa editrice Cento Autori, e Nico Pirozzi, che ha curato il libro e prodotto il video. Sono intervenuti per l’Associazione per il Meridionalismo Democratico, il presidente Massimo Langella, Ivan Esposito e Tony Quattrone.

Foto della presentazione del video libro “Il Casalese”

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Il Casalese – presentazione del video libro a Pozzuoli (Napoli)

L’Associazione per il Meridionalismo Democratico ha organizzato per il 30 novembre 2012 alle ore 18,30 al Caffè Naim a Pozzuoli, la presentazione del video-libro “Il Casalese”, curato da Nico Pirozzi.

All’evento parteciperanno anche Pino Aprile, l’autore del best seller “Terroni”, la cui presenza alla serata ha un valore più che simbolico in sostegno alla coraggiosa iniziativa della casa editrice Cento Autori, Arnaldo Capezzuto, uno dei nove giornalisti autori del volume “Il Casalese – Ascesa e tramonto di un leader politico di Terra di Lavoro”, e Pietro Valente il presidente della casa editrice Cento Autori.

Saranno presenti anche il dott. Luigi Peluso, tributarista (proponente di un disegno di legge in materia di banche a carattere regionale) e il dott. Simone Monopoli, Consigliere alla Provincia di Napoli.

Il libro e il documentario denunciano il malsano rapporto fra politica locale, crimine organizzato e poteri forti che hanno distrutto e soggiogato i nostri territori.

La serata si svolgerà come segue:

18,30 Aperitivo
19,15 Proiezione del documentario “Il Casalese”
19,45 Presentazione e interventi di Pino Aprile, Arnado Capezzuto e Nico Pirozzi
20,15 Dibattito con domande da parte del pubblico
21,15 Chiusura con drink e possibilità di parlare con gli autori e i relatori

Sarà possibile acquistare il libro e il videolibro in sala.

Per partecipare è necessaria la prenotazione inviando una email a [email protected] indicando nome, cognome e numero di cellulare. E’ possibile prenotare anche per un gruppo di persone, indicando il nome e cognome di ciascun partecipante e almeno il numero di cellulare del “capo gruppo” o referente.

Il Cafè Naim è in Pozzuoli alla Via Artiaco 75 . Per coloro che arrivano dalla Tangenziale, uscire a “Via Campana” e proseguire sul raccordo fino alla rotonda, girare a destra sulla Via Artiaco e proseguire verso Pozzuoli. Il Naim è a 150 metri dalla rotonda, a pochi metri dopo il cavalcavia della stessa Tangenziale.

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