La visione:
Il Sud diventa un luogo dove è facile aprire un’azienda, assumere lavoratori, fare un’attività socialmente utile e fare un profitto legale senza la concorrenza sleale delle organizzazioni criminali.
Il Sud ridiventa sede di istituzioni finanziarie moderne e dinamiche che sono indispensabile a garantire l’adeguato finanziamento per una imprenditoria forte e innovativa.
Il Sud diventa un luogo dove la ricerca di eccellenza, alimentata dalla disponibilità di cervelli nostrani e stranieri, diventa volano per la nascita di imprese giovani e ad alto contenuto tecnologico.
Il Sud torna ad essere luogo di elezione per un turismo intelligente che abbina la salvaguardia e la riqualificazione del territorio alla abbondanza di mare, sole, arte, cultura, artigianato e prodotti enogastronomici di eccellenza mondiale.
La situazione attuale:
1. Il Sud, con il doppio cappio al collo posto dalla fiscalità statale e dal crimine organizzato, non è un luogo che favorisce la creazione di imprese. Oggi il livello di tassazione degli utili aziendali tra ires, irap, oneri burocratici, addizionali locali, oneri contributivi (che non sono propriamente tasse sugli utili ma abbattono in modo decisivo il loro ammontare lordo) è pari a circa il 60% tra i più alti, se non il più alto, tra i paesi industrializzati occidentali. Se tale livello di tassazione è insostenibile per un apparato produttivo forte come quello del nord Italia lo è ancor di più per un sistema debole e frammentato come quello del sud, che vuole e deve inserirsi in nuovi mercati. E’ impensabile pensare di concorrere ad armi pari con i paesi industrializzati e con quelli emergenti con un tale enorme fardello fiscale che blocca sul nascere ogni possibile investimento remunerativo. Se a questo si aggiunge la presenza di un vasto e capillare sistema criminale che o altera le regole del mercato o impone una “tassazione” per così dire aggiuntiva si arriva al quadro desolante che abbiamo sotto gli occhi. Quello cioè di un sistema imprenditoriale del sud bloccato, in cui le imprese presenti chiudono o dimagriscono, nuovi investimenti sono praticamente assenti e il sentimento predominante è quello di assenza di progettualità e di sviluppo.
2. L’alto costo del lavoro causato anche dall’altissima tassazione è fra i maggior fattori che impediscono la massima occupazione. Come detto prima gli oneri contributivi che un datore di lavoro deve pagare allo stato sono tra i più alti dei paesi occidentali. Questa è la principale causa di freno all’assunzione da parte degli imprenditori. Vale qui la stessa considerazione di sopra. Un sistema produttivo forte riesce a compensare l’alto costo del lavoro. Per un sistema debole come il nostro tale situazione blocca ogni possibilità di crescita del lavoro.
3. Il minor danaro disponibile per la spesa corrente, causato dall’alto costo del lavoro, dalla forte tassazione sia degli utili aziendali che degli stipendi dei lavoratori impedisce il corretto flusso di danaro nell’acquisto di merci che servirebbe per stimolare l’economia del Sud. E’ chiaro che una tassazione eccessiva causa una notevole carenza di risorse per le aziende che devono o vogliono investire nella ristrutturazione tecnologica delle proprie unità produttive o nella ricostituzione delle scorte di magazzino. Dall’altro lato gli stipendi netti ai lavoratori, che determina alla fine il potere di acquisto, è basso e questo deprime i consumi finali innescando una spirale economica negativa.
4. La mancanza di centri di eccellenza per la ricerca e per l’innovazione alimenta la costante e inarrestabile fuga dei cervelli migliori che per esprimere tutte le proprie potenzialità emigrano al Nord o soprattutto all’estero. Nel nostro modello economico occidentale la condizione necessaria per lo sviluppo è la costante spinta all’innovazione tecnologica alimentata da un continuo e intenso scambio tra università, ricerca e industria. Se tale spinta si arresta perché i centri di ricerca sono insufficienti e senza risorse per rimanere all’avanguardia nel medio lungo periodo anche l’attività economica ne risente in quanto non è più in grado di produrre beni che siano in grado di competere sul mercato sia in termini di costo che di valore aggiunto. Questa è la situazione del Sud che sta provocando una continua erosione delle quote di mercato delle nostre aziende e quindi in conseguenza la costante emorragia di giovani ricercatori che costituiscono la risorsa umana più preziosa per una economia che vuole espandersi e progredire.
5. La mancanza totale di un piano integrato e coerente per il Sud volto allo sviluppo di una industria di eccellenza quale il turismo, l’artigianato e l’agricoltura.
6. La mancanza di istituzioni finanziarie nel Sud (banche, assicurazioni, venture capital, etc..) provoca una cronica insufficienza di finanziamenti per le imprese le quali quando anche riescono ad ottenere i mezzi necessari per l’attività produttiva li ottengono a tassi più elevati della media di mercato. Oggi l’imprenditore meridionale che ha bisogno di finanziarsi sul mercato e si rivolge ad una banca, che è sempre del nord, ottiene il denaro ad un tasso medio di circa 1 punto in più rispetto al collega settentrionale. Inoltre le garanzie che deve dare sono superiori a quelle di altre aree del paese perché naturalmente la banca tende a prestare maggiore attenzione alle richieste che vengono dal proprio territorio. Infine la mancanza di centri decisionali al Sud allunga i tempi di risposta ad una richiesta di finanziamento e ne diminuisce le percentuali di accoglimento in quanto il dirigente tende a prediligere l’imprenditore del proprio territorio con cui ha una contiguità e familiarità incomparabilmente superiore.
7. La cattiva ed inefficiente macchina amministrativa, derivante da una mancanza di cultura pubblica e da una politica attenta solo all’interesse privato, è un formidabile freno alla realizzazione delle infrastrutture di cui il Sud è carente ed all’efficiente utilizzo dei fondi nazionali ed europei (FAS, POR, PON, etc..) erogati a pioggia secondo logiche spesso clientelari e non strettamente economiche.
Le azioni proposte:
La perdurante condizione di mancato sviluppo del Sud causata dalle note condizioni storiche verificatesi a seguito della disastrosa unificazione politica del paese e dalla inefficacia e insufficienza delle azioni di stimolo messe in atto dai governi centrali fino ad oggi impone una vera e risolutiva scossa all’economia del mezzogiorno, scossa sempre annunciata ma mai realizzata nei fatti per la mancanza di un vero interesse da parte della politica nazionale da sempre asservita ai poteri economici e imprenditoriali del nord.
Si propone di creare una commissione di esperti che con le loro proposte siano davvero in grado di determinare una svolta forte e duratura all’economia del Sud. Proporremo iniziative per ridurre il costo del lavoro, abbassando anche l’Irpef per i redditi da lavoro dipendente, ampliando le agevolazione sui contributi sociali per quelle imprese che investono a Sud assumendo lavoratori locali,nonché iniziative volte a creare le condizioni ideali per rilanciare istituzioni fondamentali quali la ricerca e industrie primarie per il Sud quali il turismo, l’artigianato e l’agricoltura.
1. Il Sud ha bisogno di una fiscalità agevolata e semplificata.
a. Attualmente le agevolazioni fiscali vengono erogate a pioggia senza una logica e una strategia di fondo. La proposta è di far convergere le varie agevolazioni e anche i fondi strutturali europei in un unico fondo “fiscale” che consenta di abbassare le aliquote sia per le imprese che per i lavoratori. Si stima che oggi circa 4 miliardi di euro di fondi europei sono erogati a pioggia e da soli consentirebbero l’abbattimento significativo dell’ires e dell’irpef. In questo modo si può puntare ad una aliquota minima al 12% per le imprese e i lavoratori con enormi benefici per la creazione di posti di lavoro e per la ripresa dei consumi.
b. Si deve pensare ad una no tax area nella quale le imprese che decidono di aprire la loro attività non paghino tasse per un certo numero di anni, dai 5 ai 10 anni. Tali aree a tassazione zero vanno concordate con l’europa naturalmente ma si può senz’altro affermare che la strada è da perseguire in quanto altre nazioni hanno ottenuto aree in cui la tassazione è nulla, anche nazioni ricche come la Francia. Considerando quindi che il Sud attualmente è una delle regioni più depresse d’europa la possibilità di ottenere vaste zone di no tax area è certamente alta. Naturalmente un forte coordinamento tra le regioni del Sud darebbe una maggiore capacità contrattuale nei confronti delle istituzioni europee.
c. Le nuove imprese devono poter contrattare con lo stato, tramite una apposita agenzia, di un regime fiscale concordato in cui si stabilisce il livello di tassazione per gli anni dello start-up fino ad andare a regime. Il vantaggio fiscale sarà tanto maggiore quanto più l’impresa ricade in categorie e parametri virtuosi quali: l’imprenditoria giovanile, la presenza di donne nella compagine sociale, il livello occupazionale di manodopera locale, il basso impatto ambientale, l’alto livello tecnologico, il livello etico e sociale dell’iniziativa e altro. Tale modalità viene già applicata in molti stati europei che veramente vogliono sviluppare l’imprenditoria in zone depresse. Non si capisce che questo è comunque un vantaggio per il fisco in quanto zero imprese producono zero gettito.
d. Le imprese che lavorano con il pubblico devono avere la certezza del pagamento. Oggi i pagamenti da parte delle amministrazioni avvengono, data la perdurante crisi finanziaria, con tempi lunghissimi e incerti. Tale situazione crea enormi e insostenibili problemi economici soprattutto alle imprese oneste che adempiono con scrupolo e rigore ai capitolati di gara. Molte imprese devono chiudere o ridurre il personale in quanto non riescono ad incassare il dovuto a fronte di uscite certe per effettuare i lavori ed i servizi di pubblica utilità. Questo porta a carenza di mezzi finanziari e ad una forte esposizione verso le banche con un notevole aggravio dei costi di finanziamento. Per rimediare a tale assurdo danno a carico delle imprese si propone di rendere obbligatorio da parte delle banche scontare le fatture emesse dalle pubbliche amministrazioni con garanzia di pagamento a queste ultime da parte dello stato qualora le amministrazioni non onorassero i loro impegni. Il tasso di interesse di tali operazioni deve avvenire a valori di mercato e naturalmente lo stato potrà detrarre dai futuri trasferimenti alle amministrazioni gli importi di cui si è fatto carico. Un tale doveroso intervento legislativo darebbe un forte impulso alle imprese che così ridurrebbero i propri oneri finanziari e potrebbero programmare correttamente le proprie attività.
2. Il Sud ha bisogno di una agenzia unica per l’apertura di una impresa.
Questa deve essere una struttura snella ed efficiente che sia in grado di risolvere tutte le incombenze burocratiche necessarie all’apertura di una impresa e non rimandi ad altri uffici territoriali. Il futuro imprenditore deve sapere che rivolgendosi a questa agenzia vedrà valutata in tempi brevi e certi la sua proposta con il potere di sbrigare tutte le procedure burocratiche, applicare gli incentivi fiscali ed economici vigenti e metterla in grado di essere operativa. Una agenzia unica su questo modello esiste ed opera con successo in paesi come la Scozia e l’Irlanda ed ha permesso l’apertura di migliaia di nuove imprese soprattutto estere che hanno maggiore difficoltà con le locali burocrazie e danno la certezza nei tempi di apertura dell’impresa. Tale agenzia naturalmente deve essere puramente tecnica svincolata da qualsivoglia logica partitica onde evitare la riproposizione di carrozzoni politici inefficienti e clientelari quali Sviluppo Italia di recente memoria.
3. Il Sud deve favorire il dialogo tra università e potenziali imprenditori
a. E’ dimostrato che l’interscambio di idee e di progetti tra università e centri di ricerca di eccellenza e potenziali imprenditori produce una grande quantità di start-up che hanno un notevole dinamismo e capacità di espansione in quanto generalmente aprono nuovi segmenti di mercato e hanno grandi motivazioni, alto contenuto tecnologico e bassa età degli imprenditori. Naturalmente tutte queste start-up devono godere della possibilità di concordare il trattamento fiscale di vantaggio per le nuove imprese e va definita attentamente, mediante lo strumento legislativo, la proprietà intellettuale e lo sfruttamento commerciale delle idee.
b. Si propone di eliminare le tasse universitarie per gli studenti che si iscrivono a facoltà scientifiche ed economiche. Tale iniziativa avrebbe un costo limitato per lo stato ma ha un altissimo valore simbolico come segnale dato ai giovani che hanno l’ambizione di intraprendere o mettere a disposizione la propria competenza per il rilancio della nostra economia.
4. Il Sud deve essere liberato dal cappio odioso della criminalità.
La presenza di organizzazioni criminali diffuse e invadenti è il lascito avvelenato di 150 anni di stato unitario che ha considerato il sud come colonia e puro bacino elettorale. La presenza di un crimine organizzato cosi forte e pervasivo inevitabilmente inquina e distorce il normale esercizio della attività economica e imprenditoriale. Si propone di istituire un albo aggiornato e completo di tutte le società di servizi, commerciali e di impresa in cui la titolarità sia chiara e tracciabile. Una attenta ed efficace ricognizione fiscale darebbe immediatamente risultati concreti. La ricostruzione di flussi di capitali anomali e l’uso di amministratori come prestanomi senza alcuna esperienza imprenditoriale credibile aprirebbe la via per accertamenti rapidi e conclusivi. Si avrebbe un elevato recupero di evasione e si stroncherebbero innumerevoli attività criminali che distorcono il mercato e la concorrenza. Ricordiamoci che Al Capone è stato condannato e la sua organizzazione smantellata per reati fiscali!
5. Il Sud deve avere proprie istituzioni finanziarie
La mancanza di istituzioni proprie è ormai accertato essere una dei maggiori freni allo sviluppo delle imprese nel Sud. Come sappiamo tutte le maggiori banche ma anche le piccole casse rurali sono state completamente fagocitate dalle banche del Nord. Questo costituisce una enorme problema in quanto la possibilità di finanziarsi tramite il circuito bancario risulta più oneroso e più limitato. Le garanzie che le imprese del Sud devono dare per ottenere i mezzi necessari ad avviare o a condurre un’impresa sono maggiori dei loro corrispettivi colleghi del Nord e quando li ottengono sono assoggettati a tassi di interessi superiori di circa 1 punto rispetto ai tassi medi di mercato. Questa situazione è chiaramente ingiusta ed insostenibile per cui è necessario promuovere ogni iniziativa politica, legislativa e popolare volta alla creazione di banche che abbiano capitali, organizzazione e centri decisionali al Sud. Questa è una battaglia certamente difficile da sostenere ma ancor più certamente fondamentale per ridare slancio alla imprenditoria meridionale. Il sistema di potere del Nord certamente frapporrà ogni impedimento legittimo e non affinché la Banca d’Italia non rilasci le necessarie licenze ad operare a banche ed istituzioni finanziarie a capitale meridionale.
6. Il Sud deve puntare a rilanciare attività primarie come turismo, artigianato e agricoltura
Si propone la stesura di un piano completo ed articolato di investimenti volti al rilancio delle attività economiche in cui il Sud eccelle da sempre e che per un tempo ormai troppo lungo sono state ignorate dalla politica nazionale e locale. Le attività di cui parliamo sono il turismo, l’artigianato e l’agricoltura. Tale piano deve essere pensato secondo una logica di sviluppo integrato tenendo presente la totalità della macroregione meridionale. Solo pensando al Sud come macroregione unica si può puntare al rilancio di tali primarie attività, superando i localismi regionali e/o provinciali, dialogando direttamente con le istituzioni europee per il finanziamento e la realizzazione di progetti mirati e definiti nel dettaglio. Ricordiamo che il Sud rischia di perdere Miliardi di EURO messi a disposizione del territorio fino al 2013 e non spesi per mancanza sia della copertura finanziaria nazionale sia per la scarsa capacità progettuale delle amministrazioni locali, provinciali e regionali.
7. Il Sud deve ritornare ad una buona ed efficiente amministrazione
E’ necessario promuovere e indicare come prioritario l’affermarsi di amministrazioni nuove e senza vincoli politici con le vecchie coalizioni elettorali le quali, come indica l’appoggio alla recente amministrazione napoletana di De Magistris, mettano al primo posto il bene comune dei cittadini e l’onestà intellettuale e personale. Per rendere vincolante tale approccio si propone l’istituzione di un organismo tecnico di controllo della spesa a livello regionale sul modello dell’abolito CO.RE.CO. Tale comitato, che si sottolinea deve essere assolutamente tecnico e svincolato da qualsivoglia influenza politica, avrà il compito di controllare preventivamente ogni impegno di spesa superiore ad un certo valore congruo. In tal modo le singole amministrazioni dovranno giustificare e motivare le delibere di spesa dettagliando le modalità di assegnazione dell’investimento a garanzia di trasparenza e regolarità. Tale comitato avrà la possibilità di bloccare la delibera amministrativa se essa presenterà lacune sia dal versante della motivazione che delle procedure di assegnazione. D’altro canto per evitare il rallentamento delle attività di spesa tale organismo dovrà dare risposte definitive e articolate in tempi certi definiti preventivamente.

