Proposte programma settori agro-alimentare e agri-turistico

Con appendice sulla Green Econony

  1. Breve Premessa

L’attuale situazione economica italiana è il risultato sia dell’azione di forze di natura congiunturale o di breve periodo (i.e. la crisi finanziaria del 2007 conseguente al crollo del mercato statunitense dei mutui subprime) che di forze di natura strutturale o di lungo periodo. Tra queste ultime, la più significativa è il processo di riallocazione internazionale delle attività produttive verso ‘grossi’ paesi emergenti quali il Brasile in America Latina e Russia, India e Cina in Asia (i cosiddetti BRICs).

È la dimensione del fenomeno a fare la differenza: nei decenni 1970 – 1990 abbiamo assistito ad un fenomeno simile, ma in scala molto più ridotta: la crescita record delle economie dei paesi dell’ Est asiatico (Thailandia, Malesia, Indonesia e Corea) poi bruscamente rallentata alla fine degli anni ‘90 dalla fuga dei capitali speculativi che ne avevano determinato il boom economico.

In altri termini, siamo in presenza di un processo storico ben lungi dall’essere completo che già sta sfociando e sempre più sfocerà in una divisione mondiale della produzione e del lavoro radicalmente nuova.

In questo mutato contesto internazionale l’economia siciliana è chiamata a trovare

i)                una nuova collocazione nell’ambito della divisione internazionale della produzione e del lavoro e

ii)              nuove nicchie di commercio internazionale.

Ciò significa operare delle scelte strategiche di ampio respiro (e non piccoli aggiustamenti al margine o manovre tampone). Significa avere una visione del futuro. Siamo consapevoli che si tratta di scelte rischiose: in un quadro fortemente dinamico la probabilità di scegliere opzioni che ex post risultano subottimali aumenta drasticamente. Ma, d’altra parte, tali scelte sono ormai non più rinviabili: l’immobilismo e la difesa a oltranza con battaglie di retroguardia dello status quo significherebbe proseguire sulla strada del declino economico per l’economia siciliana, come recentemente denunciato dal Presidente delle Sezioni Riunite della Corte dei Conti in sede di giudizio di parificazione del rendiconto generale della Regione siciliana per l’esercizio finanziario 2011 (si veda ad es. Corriere del Mezzogiorno del 29 giugno del 2012).

Declino economico significa rischio di povertà crescente per la famiglia media italiana. Quanto segue è uno stralcio da un articolo di Nerina Dirindin, LA POVERTÀ IN ITALIA: UN PROBLEMA DEL SUD, apparso su lavoce.info nel luglio del 2011 (www.lavoce.info/articoli/-mezzogiorno/pagina1002344.html) ebasato su dati ISTAT 2010:

 

“UN ITALIANO SU QUATTRO È A RISCHIO DI POVERTÀ

Le persone a rischio di povertà o di esclusione sociale sono in Italia 15 milioni, una persona su quattro (il 24,7 per cento): una percentuale più elevata non solo della media dei 17 paesi dell’area euro (21,2 per cento) ma anche della media dei 27 paesi dell’Unione Europea (23,1 per cento). […] In Italia, le persone con gravi deprivazioni materiali sono (in percentuale sulla popolazione) il doppio del Regno Unito e della Spagna, il quadruplo della Svezia, un quarto in più di Francia e Germania. In particolare, sono soprattutto le famiglie in cui è presente un solo genitore e quelle in cui sono presenti almeno tre figli quelle che sperimentano le più gravi deprivazioni economiche.

 

 

Quota % persone in famiglie a rischio di povertà o esclusione sociale – 2009

La povertà si presenta inoltre con profonde differenze fra Nord e Sud del paese: nelle regioni settentrionali la percentuale di persone a rischio di povertà o esclusione è analoga a quella della Svezia e della Finlandia, ai primi posti nella graduatoria (14 per cento nel Nord-Est e 15,6 per cento nel Nord-Ovest, con punte dell’11,1 per cento nel Trentino Alto Adige e del 13,4 per cento in Valle d’Aosta), mentre nelle regioni del Mezzogiorno la percentuale è prossima a quella della Romania e della Lettonia che occupano gli ultimi posti della graduatoria (44,4 per cento nelle Isole e 38,7 per cento nel Sud, con punte di 49,3 per cento in Sicilia e 42,7 per cento in Campania).

 

  1. I settori agro-alimentare e agri-turistico come settori strategici per l’economia siciliana

Fatte queste premesse, riteniamo che il settore agro-alimentare e quello strettamente connesso dell’agri-turismo siano settori strategici dell’economia siciliana. L’investimento di risorse economiche pubbliche in questi due settori genera:

1) un flusso moltiplicato di reddito e di occupazione (diretta e indiretta),

2) un risparmio di soldi pubblici in termini di difesa dal degrado del paesaggio (umano e naturale) e

3) una sinergia con le attività connesse alla cosiddetta green economy (dalla raccolta diffferenziata dei rifiuti allo sviluppo di energie alternative alla bio-architettura).

4) contribuisce al contrasto delle cosiddette eco-mafie.

Recenti studi sulle matrici input-output mostrano che questi due settori sono caratterizzati da forti interdipendenze strutturali, in altri termini costituiscono un cluster industriale. (Si veda ad es. http://www.unifi.it/upload/sub/concorsi/cococo/2008/eart_dd2_200608_progetto.pdf per quanto concerne lo specifico dell’economia senese.) Pertanto, interventi di politica economica, per essere realmente efficaci, devono tenere conto di e valorizzare tali interdipendenze strutturali.

Riteniamo che affinché l’investimento di risorse economiche nei settori agroalimentare e agrituristico dia risultati significativi nel breve-medio periodo occorra concentrare le risorse disponibili sulla valorizzazione delle produzioni siciliane di qualità, ad alto valore aggiunto e difficilmente aggredibili dalla concorrenza internazionale. Tanto per fare un esempio, molti paesi asiatici sono in grado di pescare gamberetti; ma il gambero rosso di Mazara del Vallo si pesca solo a Mazara del Vallo. Il gambero rosso di Mazara del Vallo non è riproducibile da concorrenti cinesi o vietnamiti, per quante risorse economiche questi paesi intendano investire nel settore pesca. Discorso analogo vale per le pesche di Bivona o il pomodorino di Pachino o il pistacchio di Bronte etc.

Siamo consapevoli che la nostra posizione comporta una conseguenza per alcuni sgradevole: valorizzare le produzioni di qualità implica evitare di disperdere le risorse pubbliche ad oggi disponibili con finanziamenti a pioggia. Per essere chiari: ci sono produzioni agricole in Sicilia che, per struttura di costi e dimensioni del mercato, non sono in grado di sostenere la concorrenza internazionale e che pertanto sopravvivono solo grazie ad un continuo e possibilmente crescente sovvenzionamento pubblico. Tali produzioni vanno accuratamente individuate e i finanziamenti pubblici (ove presenti) vanno progressivamente ridotti, ovviamente, prevedendo degli ammortizzatori sociali per i lavoratori e imprenditori coinvolti a carico della fiscalità generale.

 

  1. Proposte operative

Di seguito elenchiamo alcune possibili linee di intervento su cui concentrare gli investimenti pubblici:

1)     Realizzazione delle infrastrutture necessarie per rendere effettive le cosiddette autostrade del mare e conseguente disincentivazione del trasporto su gomma a lunga percorrenza.

2)     Incentivi fiscali alle produzioni agricole biologiche e alle forme di consumo a Km zero (la cosiddetta filiera corta) sulla falsariga delle attuali Fiere del Contadino.

3)     Creazione di marchi DOP e IGP e Bio siciliani tramite applicazione di rigorosi standard e protocolli fitosanitari.

4)     Incremento degli standards concernenti la tracciabilità dei prodotti agroalimentari venduti all’interno del territorio siciliano.

5)     Creazione di reti di imprese produttrici, così da superare la polverizzazione di molte realtà agricole siciliane e aumentare il potere di mercato nei confronti dei buyers internazionali.

6)     Creazione di reti di banche specializzate nel credito agricolo così da ridurre il rischio di controparte e alleviare il credit crunch attuale.

7)     Incentivazione del Partenariato Università-Impresa con particolare riferimento alle cosiddette Incubatrici di Impresa e Start-up nei settori interessati.

8)     Realizzazione di una Fiera Internazionale Siciliana sul modello della BIT di Milano o del Vinitaly di Verona.

9)     Formazione professionale dei lavoratori del settore agroalimentare e agritustico in sinergia con le imprese operanti nel settore.

10) Riforma legislativa: ogni imprenditore agricolo e agrituristico residente in Sicilia e in regola con gli adempimenti fiscali, contributivi etc. ha diritto di conoscere e la Pubblica Amministrazione (P.A.) ha il dovere di mettere on-line 1) il numero di protocollo della pratica, 2) l’ufficio interessato e il nominativo dell’impiegato responsabile, 3) i tempi previsti per la conclusione dell’iter burocratico e i costi connessi. Risulta inoltre auspicabile la diffusione e la generalizzazione della Posta Elettronica Certificata (P.E.C.) così da minimizzare i contatti per via non-telematica fra cittadino e P.A. Non sono da escludere forme di penalità per i dipendenti della P.A. che non si adeguano agli standard telematici di cui sopra.

 

  1. Forme di finanziamento degli interventi sopra-prospettati

La premessa essenziale per la realizzazione del programma sopra delineato è l’attuazione integrale e non più rinviabile delle norme dello Statuto della Regione Sicilia. Una volta completata l’autonomia finanziaria e tributaria della RegioneSicilia, quest’ultima potrà realizzare un programma strutturato e coerente di interventi fiscali e finanziari tra cui ci limitiamo a elencare:

1)     fiscalità di vantaggio (incentivi fiscali, crediti di imposta, forme di cofinanziamento al capitale di rischio);

2)     tasse di scopo;

3)     emissione di project bonds;

4)     aree di libero scambio a burocrazia zero

 

APPENDICE: COSA È LA GREEN ECONOMY

Per green economy si intende un modello di sviluppo economico e di organizzazione delle attività produttive volto a

1)     massimizzare l’efficienza energetica (ossia minimizzare il consumo di energia per unità di prodotto) e a

2)     massimizzare l’impiego di forme di energia rinnovabili ed eco-compatibili così da ridurre drasticamente la produzione di gas ad effetto serra.

L’obiettivo di lungo periodo è la completa sostituzione dell’energia prodotta da fonti rinnovabili ed eco-compatibili all’energia prodotta da fonti non rinnovabili e ad alto impatto ambientale (ad es. combustibili fossili). La green economy prevede un approccio integratico e sinergico fra vari settori di intervento di cui elenchiamo i più significativi:

1)     raccolta differenziata dei rifiuti e reimpiego degli stessi e minimizzazione dell’impiego di plastiche e altri materiali non biodegradabili nel packaging

2)     bio-architettura (realizzazione di edifici ad alta efficienza energetica)

3)     mobilità sostenibile (ad es. tram elettrici nel centro città e sistemi di trasporto modulare centro-periferia)

4)     sviluppo di produzione di energia eolica, solare e biomasse e realizzazione di smart grid per la gestione dei flussi energetici

5)     incentivazione dell’agricoltura biologica e sviluppo delle attività di difesa e valorizzazione delle foreste e delle riserve naturali.

 

Bibliografia essenziale:

Il testo più completo e aggiornato sull’argomento è:

Working towards sustainable development. Opportunities for decent work and social inclusion in a green economy. International Labour Organization 2012. Available at:

http://www.ilo.org/global/publications/books/WCMS_181836/lang–en/index.htm

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