Vincenzo Villarosa
“C’era del marcio nel Regno delle Due Sicilie …” sempre così si è detto.
Da questo assunto della “storia ufficiale” parte il Francischiello. Un Amleto re di Napoli di Carmine Borrino, andato in scena il 23 maggio 2014 al Teatro Sancarluccio di Napoli.
E’ un’opera intensa e coinvolgente, dove il giovane autore/attore napoletano veste i panni di un famoso personaggio storico, ma è protagonista, soprattutto, di una straordinaria “sfida” drammaturgica, nella quale sovrappone e confronta il piano della narrazione storica riguardante Francesco II di Borbone, ultimo re di Napoli, con quello della narrazione teatrale classica dell’Amleto di William Shakespeare.
Nel confronto narrativo, si va dalla voce “fuori campo” del Padre/Spettro Ferdinando II, che svela al figlio le menzogne sulla spedizione dei Mille e di Garibaldi – definendo quest’ultimo come uno “schermo”, dietro la cui azione operano i poteri e i potenti degli Stati dell’epoca – al ricordo degli intrighi attorno alla Corte dei Borbone e fino al palese tradimento di parte degli ufficiali dell’esercito borbonico, anch’essi misere pedine dei giochi di potere che si svolgono nella messinscena del teatro politico europeo e mondiale attorno alla metà del XIX secolo.
L’amletico Francesco, nel suo sofferto “flusso di coscienza”, si racconta e ci mostra il dramma personale e storico che lo vede protagonista. “Discendente di una dinastia che da 126 anni ha regnato sulle contrade continentali… io sono napoletano…” dice nel momento delle decisioni finali e, davanti al Consiglio del Governo – nell’affrontare il tema della Costituzione – addirittura confessa alla propria coscienza: “Più vi guardo e più non mi piace l’uomo.”

Locandina dello spettacolo del 23 maggio 2014
Accanto a Francesco, insofferente del “mestiere di re”, c’è la moglie Maria Sofia, una figura di donna e regina raccontata in negativo e male dalla storia proposta/imposta dalla retorica risorgimentale. “Un altro personaggio da raccontare di nuovo, un’altra scrittura da fare …” ci dice Borrino sulla scena, e ancora una volta non si può dargli torto.
Essere o non essere … Regnare o non regnare. Essere sovrano o uomo tra gli uomini?
Alla fine, il giovane re scelto dalla Storia accetta fino in fondo il suo ruolo e unisce il suo destino personale con quello del suo popolo, durante la tragedia dell’assedio e della caduta di Gaeta.
Nel passaggio più emozionante della rappresentazione, Carmine/Amleto/Francischiello sale sulla poltrona/spalto e sventola la bandiera del Regno delle Due Sicilie, insultando il re Vittorio Emanuele, chiamato “re Buffone”, assieme a tutti i traditori o falsi amici, che hanno distrutto l’indipendenza di un regno, negandone ogni possibile e futura autodeterminazione, unico metro di misura storico con il quale si può giudicare tutto il bene e tutto il male del governo di uno Stato e del suo popolo.
Carmine Borrino, con una grande prova di attore, e il suo Francischiello/Amleto vincono la sfida sulla scena, grazie alle modalità dell’arte e della letteratura, che ci fanno “sentire” più che “spiegare” la realtà dell’esistenza e della storia degli uomini. La messinscena teatrale, “spartana” nell’uso di pochi oggetti, è riempita dalla densità emotiva della scrittura del giovane autore napoletano.
La sovrapposizione di piani storici e letterari diversi non costituisce un banale coup de théâtre, ma elabora una vera e propria “indagine” storica e drammaturgic
a, che affronta i temi fondamentali della “commedia umana”: l’eterno conflitto tra individuo e società, le menzogne della Storia e soprattutto – al di là delle coordinate spazio-temporali – le pratiche politiche reali che operano “dietro le quinte” del Potere in scena e che governano gli uomini e il mondo.
Prima di uscire dal teatro e di tornare là fuori nel mondo reale, ancora una volta viene da domandarsi: perché “questa” storia non ci è mai stata raccontata tra i banchi di scuola, come ci ha detto anche l’autore prima di salutarci, ma anzi è stata accuratamente “occultata”, mai fatta oggetto di una seria e pubblica discussione per più di un secolo e mezzo?
C’è del marcio in Italia.

Carmine Borrino ringrazia il pubblico alla fine dello spettacolo del 23 maggio 2014 al Nuovo Teatro Sancarluccio (Napoli).